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Einstein, i carri nel Mar Rosso e il Dio che non ha bisogno di avvocati

Da anni gira nel nostro ambiente una citazione attribuita ad Albert Einstein che farebbe di lui un "credente segreto". Forse l'hai condivisa anche tu, o forse hai mandato su WhatsApp quel video virale che mostra le ruote dei carri del Faraone "intatte" sul fondo del Mar Rosso.


È bello pensare che la scienza ci dia ragione, vero? Ci fa sentire più sicuri.

Oggi, però, voglio dirti una cosa scomoda: tutto questo non serve a nulla. Anzi, ci rende ridicoli.


La verità è che Einstein credeva nel Dio di Spinoza (un'entità impersonale) e definiva la Bibbia una raccolta di "leggende infantili" e quei video dei carri in fondo al Mar Rosso sono spesso generati dall'Intelligenza Artificiale, senza alcuna base scientifica.


Perché abbiamo così tanto bisogno delle evidenze?


La trappola del "Dio fragile"


Se abbiamo bisogno di inventarci che Einstein fosse cristiano o di condividere fake news archeologiche per sentirci legittimati, stiamo implicitamente dicendo che Cristo crocifisso non è sufficiente.


Stiamo dicendo che la potenza di Dio ha bisogno del supporto della sapienza umana per stare in piedi, stiamo affermando che l'Apostolo Paolo, quando scrive in 1 Corinzi 2:5 che la nostra fede non si fonda sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio, sta comunicando un concetto incompleto o addirittura sbagliato.


Lo stesso vale per quando ci offendiamo.

Come non citare le reazioni alla cerimonia di apertura Olimpiadi di Parigi nel 2024? Cristiani indignati, pronti a difendere l'onore di Gesù come se fosse un idolo pagano incapace di difendersi da solo.


Il Dio della Bibbia non ha bisogno dei nostri commenti rabbiosi su Facebook. Gesù, quando è stato oltraggiato davvero (sulla croce, non in TV) non ha minacciato boicottaggi o rivalse, piuttosto ha invocato il perdono su una umanità che non sa quello che fa. Si è svuotato, ha preso forma di servo arrivando ad amare anche chi lo uccideva (Filippesi 2:7)


I veri "Valori Cristiani"


Smettiamola di pensare che essere "nel mondo, ma non del mondo" significhi chiuderci nel “sistema chiesa” a giudicare gli altri o a combattere guerre culturali su leggi e decreti.

Il mondo odia ciò che non è suo: è inutile aspettarsi che chi non conosce Dio si comporti come se lo conoscesse.


Il vero "valore cristiano" non è una lista di cose verso cui siamo contrari.

Giacomo ci dà una definizione di devozione disarmante: “soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni” (Giacomo 1:27).


Chi sono, oggi, gli orfani e le vedove? Sono tutte quelle categorie ai margini, calpestate e verso le quali manca anche il minimo rispetto.


Se alziamo le mani al Signore durante il culto, ma non ci accorgiamo che il nostro vicino ha bisogno di aiuto, la nostra religione è vana (e le nostre mani impure). Se ci indigniamo per una cerimonia in diretta TV, ma non abbiamo compassione per chi soffre nel nostro quartiere, siamo solo "un rame risonante", un rumore fastidioso.


La sfida


Smettiamola di cercare l'approvazione del mondo (con Einstein) o di fargli la guerra (con l'indignazione).


Iniziamo a essere "infiltrati" nel mondo. Come il sale, che per dare sapore deve stare dentro la pietanza, non a contorno di essa.


Non serve urlare, serve servire. È necessario sporcarsi le mani senza sporcarsi l'anima.


Dobbiamo tornare a predicare l'unica cosa che conta davvero: Cristo e Lui crocifisso.

È una pazzia per chi perisce, ma per noi che siamo salvati, è la potenza di Dio.


Questo post è tratto dai seguenti video:








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